Mese: Agosto 2020

Cari lettori,

oggi vi voglio raccontare di una storia straordinaria scritta da un autore altrettanto straordinario. No, non sto giocando con le parole: il romanzo si intitola proprio così, Una storia straordinaria, un titolo perfetto e calzante per questa storia. Lasciate che vi racconti un po’ di Luca e Silvia, anche attraverso le parole del loro creatore Diego Galdino (che troverete in corsivo virgolettato), che ho avuto la fortuna di incontrare alla manifestazione Libri nel Borgo Antico di Bisceglie.

Autore: Diego Galdino

Pagine: 208

Genere: Narrativa, Romance

Editore: Leggereditore

Data di pubblicazione:  13 febbraio 2020

Trama: Luca e Silvia sono due ragazzi come tanti che vivono vite normali, apparentemente distanti. Eppure ogni giorno si sfiorano, si ascoltano, si vedono. I sensi percepiscono la presenza dell’altro senza riconoscersi. Fino a quando qualcosa interrompe il flusso costante della vita: Luca perde la vista e Silvia viene aggredita in un parcheggio. La loro vita, sconvolta, li porta a chiudersi in un’altra realtà e il destino sembra dimenticarsi di loro. Eppure, due anni dopo la loro grande passione, il cinema, li fa conoscere per la prima volta e Luca e Silvia finiscono seduti uno accanto all’altra alla prima di un film d’amore. I due protagonisti, feriti dalle vicissitudini degli eventi passati, si ritrovano, così, loro malgrado, a vivere una storia fuori dall’ordinario. Ma l’amore può essere tanto potente da superare i confini dei nostri limiti e delle nostre paure? E il destino, quando trova due anime gemelle, riesce a farci rialzare e camminare insieme?


La mia non-recensione:

L’ho già scritto una volta: recensire un libro che ti piace è una delle cose più difficili da fare perché hai sempre paura di cadere nel banale, di svilire il racconto, di far “perdere la voglia” ad altri di leggerlo. Se poi stai parlando del tuo scrittore preferito…! Per questo ho deciso che questa non sarà una recensione, ma un commento, un pensiero, uno stream of consciousness (o vomito di parole!) su questo meraviglioso romanzo che mi ha fatto finire la mia scorta di post-it a furia di segnare passaggi e frasi da non dimenticare!

Inizio dicendo che questa è una storia che poteva essere raccontata solo da Diego Galdino. Lui è uno scrittore di altri tempi, si definisce un “autore di favole per adulti” e il termine favole è deliziosamente azzeccato perché le sue storie e i suoi personaggi sono capaci di portarti in un’altra dimensione. Diego possiede una sensibilità d’animo capace di rendere speciali anche le piccole cose, i momenti, i luoghi che troppo spesso si danno per scontati, che non vediamo perché troppo impegnati a fare altro o distratti da chissà cosa riteniamo “più importante”. Ci sono romanzi che sono un susseguirsi continuo di eventi, di fatti, di azioni, invece Diego e i suoi personaggi sono capaci di assaporare il momento, di trarne la bellezza, di rendere indimenticabile la semplicità dell’attimo e dello stare insieme.

«Magari sei la compensazione positiva della cosa più brutta che mi sia mai capitata nella vita.»

Silvia stavolta restò in silenzio più a lungo, sopraffatta dalla bellezza di quelle parole, tanto da portarsi la mano alla bocca mentre gli occhi s’inumidivano.

«Magari sei tu la mia…»

I protagonisti del romanzo sono due ragazzi romani, “Luca e Silvia li possiamo incontrare tutti i giorni. Chissà quanti caffè ho fatto io, in questi anni, ai Luca e Silvia che sono entrati nel bar dove lavoro.” Tuttavia, sono come predestinati, sembrano legati ai mignoli dal famoso e indistruttibile filo rosso del destino. Loro si incontrano (e si scontrano) diverse volte all’inizio del romanzo, attraverso i cinque sensi, senza mai interagire, fino a che non arriva il loro momento. Due anni dopo il loro primo (non) contatto, Luca perde la vista e Silvia viene aggredita in un parcheggio. Due eventi che determineranno l’evolversi della loro storia personale e del loro amore.

«Cosa volevi prendere dalla tasca quel giorno? Te lo ricordi?»

Luca iniziò a rivedere nella sua testa la scena di due anni prima, chiara e nitida, come se si fosse svolta dieci minuti prima. E, infilando una mano nella tasca del giacchetto, tirò fuori i fazzolettini di carta. Poi allungò il braccio e li porse a Silvia.

«Questi. Volevo darti un fazzolettino di carta per farti asciugare il viso. Ma poi non ne ho avuto il coraggio.»

Silvia si alzò per tornare a sedergli vicino.

«Tutto ciò è assurdo. Al cinema quella sera mi hai dato un fazzolettino di carta. Come se il destino ti avesse voluto dare una nuova occasione per essere coraggioso. Sai cosa vuol dire questo?»

«Sì… che ti ho visto.»

Luca è veramente una bella persona, una persona fuori dal comune. È uno di quei supereroi dei sentimenti di cui tanto abbiamo bisogno in questi in questi tempi“. Silvia è anche lei una ragazza dalla forza straordinaria, perché per riprendere in mano la propria vita, darsi una seconda possibilità, è un atto di fede e di coraggio che non molti sono capaci di compiere, perché è più facile (per alcuni) crogiolarsi nel proprio vittimismo, nella propria tragedia personale, lasciando che sia lo scorrere del tempo a dettare ciò che succederà alla loro vita. “Sono ragazzi che sicuramente non si arrendono di fronte alle difficoltà e hanno una voglia di vivere e pazzesca“. È facile pensare che in una relazione tra una persona non vedente e una normodotata sia la seconda a trovarsi in una posizione di vantaggio. Luca non vede, anche se ha imparato ad essere autonomo grazie alla sua forza di volontà e all’aiuto del fratello Danilo e del mitico cane-guida Pesce. Silvia è bella, carismatica, intelligente, coraggiosa, eppure anche lei ha bisogno di Luca, ha bisogno del suo amore, del suo supporto. Nessuna pena, né voglia di “normalità”. Grazie a lui, quasi senza rendersene conto, torna “la vecchia Silvia”, la Silvia prima dell’incidente. Anzi, quella vecchia e quella nuova si fondono per dare vita alla “Silvia di Luca”, come si definisce lei.

Lei voleva meritarlo. Voleva meritare un guerriero che lottava ogni giorno con il buio. Voleva essere degna di un eroe. Voleva non avere più paura perché lui non ne aveva. Lui sarebbe stato Iron Man e lei Captain Marvel, e insieme si sarebbero vendicati del male.

Luca non vede colei che è l’amore della sua vita, ma al tempo stesso “la vede” dentro, un concetto bello e profondo che mi dispiace davvero svilirlo in due righe! Per fortuna ci pensa Diego Galdino a catturare questo sentimento che né Luca né Silvia avevano mai provato prima e a metterlo su carta e a mettercelo anche negli occhi e nella testa perché questo non è un romanzo, ma un film di carta e inchiostro! Luca si è servito di tutti gli altri sensi che possiede, che magari noi a volte diamo per scontati, per conoscere Silvia, per “vederla”. Luca e Silvia sono due incastri perfetti, il pezzo mancante dell’altro. Silvia è gli occhi di Luca, Luca è la fede che Silvia aveva perso.

E anche quando occhi e fede vengono meno per un (altro, ennesimo) tiro mancino del destino, quando l’incastro comincia a cedere, Luca e Silvia si renderanno conto che anche se non possono garantirsi tante cose oltre al loro amore, il filo che li unisce, i sensi che hanno reso unica la loro storia, il sentimento che provano l’uno per l’altra sono imprescindibili per poter continuare ad essere felici, insieme. “Io credo fermamente che l’amore possa risolvere tutto quanto, in realtà qualsiasi problema se è affrontato con il sentimento dell’amore – ovviamente reciproco e contraccambiato – penso che possa veramente superare tutte le difficoltà e le tutte le paure. Ovvio che, in una storia come quella di Luca e Silvia dove ci sono problemi molto molto seri da superare e da affrontare, in questo caso l’amore diventa decisivo perché cambia tutte le carte. Lo vedo come un arcobaleno che colora tutto ciò che era grigio nelle loro vite o che era diventato grigio.

«Ci sei ancora, vero? Non mi far allungare le mani, tipo la mummia che corre appresso alla protagonista del film.»

Silvia scoppiò a ridere e ripresa la sua mano, gli diede un lungo bacio sulla guancia, con tanto di schiocco, come piacevano a lui.

«Hai paura di perdermi?»

Luca girò la testa verso di lei, le strinse la mano un pochino più forte e disse: «Sempre.»

Silvia percepì il tono preoccupato della voce e vide la serietà della sua espressione. Così si spostò mettendoglisi davanti e portando le braccia al collo di lui, posizionò la propria faccia a un centimetro dalla sua. «Se io rinunciassi a te, rinuncerei a me stessa. Se decidessi di non averti più nella mia vita, smetterei di vivere. Se ti perdessi, mi perderei.»

L’amore romantico è solo uno delle varie sfaccettature dall’amore che Diego Galdino ha trattato in questa storia straordinaria. C’è l’amore per la propria famiglia, l’amore fra Luca e suo fratello Danilo (mi è scesa una lacrimuccia nella scena in cui lui rivela a Silvia che, pur di non lasciare da solo Luca, si è nascosto e lo spia da lontano per più di un’ora), quello per Silvia per sua sorella e la sua nipotina. Ma anche l’amore di Vlada per il suo “piccolo Luca”, quello fraterno tra Luca e Franco. E poi l’amore per il cinema, per le cose belle, per Roma e la sua schietta genuinità, protagonista indiscussa anche di questo romanzo.

«Mi raccomando, non fare stupidaggini e non sto parlando delle cose da mangiare.»

Luca assentì, accarezzandole il braccio. «Stai tranquilla, terrò gli occhi fissi su di lei.»

«Spiritoso.»

Io sono arrivata alla fine di questo lungo commento, in cui magari ho detto tantissime cose senza dire nulla, in fondo. Però spero di aver fatto comprendere a chi leggerà che questo è un romanzo che ti fa sentire bene, è una carezza dalla prima all’ultima riga. Una poesia che mischia dolcezza ed ironia. Un romanzo che ti fa capire che le seconde possibilità esistono se solo decidiamo di tenere aperti mente e cuore. E che poteva essere scritto solo da una persona straordinaria come Diego Galdino.

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Molly ha mandato un messaggio alla mia umana dicendo “Mannaggia a Diego Galdino, questo libro fa piangere anche l’acqua che ti hanno versato in testa durante il battesimo”. Ma che significa? Chi ti versa l’acqua addosso? PERCHÉ VI VERSATE L’ACQUA ADDOSSO?! UMANE?!

Silente

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